Comunità Montana Alto Medio Metauro
Comunità Montana Alto Medio Metauro
Provincia di Pesaro e Urbino
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Comune di Peglio

Comune di Peglio
Provincia di Pesaro e Urbino


Municipio di Peglio, Piazza Petrangolini n.6
E-mail: comune.peglio@provincia.ps.it

Antico insediamento di origine romana il cui nome era Castrum Pilei, oggi è poco più di un gruzzolo di case che si ergono, non molto lontano da Urbania, su di un colle, esposto a tutti i venti, che si affaccia nell' alta valle del fiume Metauro.
La sua torre, quadrangolare, forte e massiccia, sovrasta l' intricato reticolo di viuzze del sottostante borgo medievale e la chiesa parrocchiale di S. Fortunato, ricostruita su un precedente manufatto di origine longobarda di cui si conservano ancora importanti reperti individuabili nelle due cripte.

La cittadina partecipa attivamente al circuito culturale del Premio di poesia Metauro, patrocinato dalla Comunità Montana, del quale, nel 1995 ne è stata la sede, e dall' alto del suo pianoro offre al visitatore anche una suggestiva ed affascinante veduta della valle del fiume.

Dati Generali
Abitanti 752 (aggiornato al 31/12/2002)
Altezza s.l.m. 534
Superfice 20,20 kmq

Monumenti

Chiesa di S. Fortunato con le due cripte e la Via Crucis in terracotta, risalente al 1700, probabilmente prodotta nelle botteghe di ceramica della vicina Casteldurante.
Torre campanaria, di origine medievale, rimaneggiata nel corso dei secoli , conserva l'impianto architettonico originario e l'imponente mole.

Cenni storici
Peglio, vigile scorta della vallata superiore del Metauro, sorge sopra un poderoso masso di gessite in un contesto paesaggistico collinare, balcone di 534 m s.l.m. ch guarda le serrate catene montuose, gli improvvisi slarghi tra S. Angelo in Vado e Urbania, i dolci declivi, le estese masse di bosco, le maglie di seminato, i laghetti inghirlandati di vettrice, il Monte Nerone e il Catria e, nella valle del Mutìno, le montagne della Carpegna.
Anticamente fu pago romano, identificato con quel "Pagus Pilleus" della Pentapoli dove, verso il 739, i fedelissimi longobardi del re Liutprando furono disfatti dall'esercito romano-bizantino. Certo fu terra arimanna elevata a fortezza e lasciata alla Santa Sede quando Pipino il Breve (†768) donò la Massa Trabaria a S. Pietro. Il Castello di Peglio, già in parte feudo dei Benedettini nel 1185, fu destinato da papa Nicolò IV nel 1291 a residenza sicura del Rettore di Massa, durante le aspre contese tra i Montefeltro, i Della Faggiola, i Brancaleoni di Castel Durante, che ne furono infeudati nel 1334.
Il cardinale Egidio Albornoz ne reclamò la sudditanza alla S. Sede e proprio nel "girone del castello" il 20 febbraio 1357 ricevette la sottoscrizione di Urbino, al quale il Peglio passò definitivamente per concessione di papa Bonifacio IX al conte Antonio da Montefeltro. Sotto il regime feltresco e roveresco, con i propri statuti e come vicariato della di Casteldurante, restò fino al 1631 quando la stato di Urbino fu devoluto alla Santa Sede.
Nel 1779, durante la reazione antinapoleonica, partecipò attivamente ai moti, come in seguito alle guerre dell'Indipendenza. All'avvento dell'Unità d'Italia fu riconosciuto comune, assorbito durante il fascismo da quello di Urbania, e di nuovo indipendente dopo la Liberazione.
La sua chiesa arcipretale, dedicata la protettore S. Fortunato vescovo di Todi (14 ottobre), fu una delle pievi più antiche del diocesi urbinate.
La vita degli abitanti scorre nel Peglio tranquilla tra le casette e le stradine medievali erette con gusto dai maestri comacini e locali, in mezzo al luccichio magico della roccia gessosa e il saliscendi dei vialetti esuberanti di verde. Luogo ideale di villeggiatura per il clima salubre, le acque minerali solfifere, la cucina casareccia, gli impianti alberghieri e sportivi, le manifestazioni culturali e folcloristiche, le opere d'arte, così Peglio è oggi invito per tutti.
(Corrado Leonardi)